30 Novembre 2017
 
 
.::Moonlight::.
 
 

Titolo originale: id.
Regia e sceneggiatura: Barry Jenkins
Soggetto: dalla commedia "In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarrel Alvin McCraney
Fotografia: James Laxton
Montaggio: Joi Mac Millon
Musica: Nicholas Britell
Scenografia: Hannah Beachler
Costumi: Caroline Eselin-Schaefer
Interpreti: Alex R. Hibbert (Chiron da piccolo), Ashton sanders (Chiron adolescente), Trevante Rhodes (Chiron adulto),Mahershala Ali (Juan)
Produzione: Dede Garden Jeremy Kleiner, Adele Romanski ecc
Distribuzione: Orange Entertainment
Durata: 111'
Origine: USA 2016

 

 Vincitore di tre Golden Globe e tre Oscar 2017 su otto candidature (Miglior film, dopo l'equivoco con "La la land", miglior attore non protagonista e miglior sceneggiatura non originale) il film d'esordio di Barry Jankins, trentacinquenne nato e cresciuto a Miami, laureato in cinema alla Florida State University, mostra vari motivi d'interesse. Innanzitutto nel rispondere alla domanda 'Cosa significa essere nero nell'America di oggi?' il regista traccia il ritratto di un giovane gay fuori dagli stereotipi, dimostrando che la questione dell'identità di un uomo di colore è tema complesso e non banalmente riconducibile a livello di problemi razziali. Nel corso di tre periodi critici della sua vita (bambino, adolescente, giovane adulto), Chiron, un afroamericano di Miami, lotta contro il suo ambiente (la scuola) e la sua famiglia (la madre drogata) per vivere la sua omosessualità, cercando di affermarsi pur rimanendo fedele a se stesso. All'origine c'è un soggetto teatrale, "In Moonlight Black Boys Look Blue" nel quale il drammaturgo in ascesa Tarrel Alvin McCraney, coetaneo del regista e come lui di Miami, ricorda la sua esperienza di adolescente omosessuale alle prese con i pregiudizi e la violenza di un ambiente nero machista. Del testo il film mantiene la divisione in tre capitoli che nell'arco di una ventina d'anni vanno a tratteggiare il percorso di formazione di Chiron incarnato da tre attori diversi secondo l'età. "Moonlight" Infatti non è un'opera di denuncia, né un film chiaramente politico e sociale, o almeno non lo è esplicitamente e nella sua evidenza. Jenkins, anche sceneggiatore, si concentra, raccontando della vita di Chiron fotografata (come dicevamo) in tre fasi - infanzia, adolescenza, età adulta, con ogni capitolo intitolato dal nome con cui il protagonista veniva chiamato nella determinata fase della vita ("Piccolo" per l'infanzia, "Chiron" per l'adolescenza, "Black" per l'età adulta) -, sull'interiorità e sullo sviluppo della sua personalità, rendendo la pellicola un racconto di formazione dallo stampo più che altro intimista. I fattori sociali e politici dei quali il film è considerato una bandiera emergono da una posizione quasi secondaria, nascosta, come se in un certo senso fossero dati per scontati; agiscono semmai, volendo fare una metafora, come fossero dei 'deus ex machina' dalla presenza invisibile e inevitabile, ma non sono mai al centro della scena, tantomeno come obiettivi espliciti contro i quali puntare il dito dell'indignazione e della denuncia. "Alla luce della luna i ragazzini neri diventano blu": fin dal suo titolo, la pièce di Mccraney da cui è tratto il film evoca una dimensione lirica, tra realtà e sogno. Con movimenti di macchina circolari, lenti e ipnotici, frequenti ralenti, un uso del colore che 'forza' la profondità degli azzurri, dei bruni e dei rosa, e alcune abili ellissi narrative, il regista, nel suo film, allude a quella stessa dimensione altra, ma poi la stempera in un realismo poetico più convenzionale, rassicurante. A dare corpo al tutto le interpretazioni maiuscole dei tre interpreti nelle tre fasi della vita suddette in ordine di tempo (Alex Hibbert, Ashton Sanders e Trevante Rhodes) in un'opera programmaticamente 'piccola', intimista, educata; un melò che avanza in punta di piedi, pieno di silenzi per 'farti pensare'.