1 Febbraio 2018
 
 
.::Libere Disobbedienti, Innamorate::.
 
 

Titolo Originale: Bar Bahr / In Between
Regia e Sceneggiatura: Maysaloun Hamoud
Fotografia: Itay Grass
Montaggio: Nili Ferrer, Lev Goltser
Musica: M.G. Saad
Scenografia: Hagar Brotman
Costumi: Li Alembik
Interpreti: Mouna Hawa (Leila), Sana Jammelieh (Salma), Shaden Kanboura (Noor), Mahmud Shalaby (Ziad)
Produzione: Shlomi Elkabetz, Sandrine Brauer, Tony Copty ecc
Distribuzione: BIM
Durata:96'
Origine: Israele/Francia, 2016.

 

 Dovrà pur venire il giorno che i distributori italiani lasceranno circolare le pellicole nel nostro Paese con un titolo che abbia una qualche attinenza al loro contenuto artistico. Il primo lungometraggio di Maysaloun Hamoud, trentacinquenne nata a Budapest e cresciuta a Tel Aviv dove ha studiato cinema, racconta le storie esemplari di tre donne palestinesi, come lei cresciute ed educate a Tel Aviv. "In Beetween", il titolo internazionale di questa importante opera, rende perfettamente la condizione di tre giovani donne palestinesi in Israele costrette sul confine di due mondi e due diversi stili di vita: quello più libero e aperto alla modernità della grande città israeliana, e quello rigido e legato alle tradizioni del mondo islamico palestinese dal quale provengono. Tutto questo secondo i lungimiranti distributori italiani può diventare "Libere, disobbedienti, innamorate"…roba da manicomio criminale! Tre ragazze nella Tel Aviv di oggi condividono lo stesso appartamento: Leila, avvocato penalista con la passione per le feste e la libertà; Salma, dj introversa che cerca di vivere liberamente la propria omosessualità nonostante la totale opposizione della famiglia d'origine; e Noor, studentessa modello originaria di Umm al-Fahm, città conservatrice e bastione in Israele del movimento islamico, con un promesso sposo anaffettivo che disapprova le sue coinquiline, vuole anticipare il loro matrimonio e finirà col rovinare tutto. Hamoud ci accompagna in punta di piedi nella vita ordinaria di queste ragazze, ci mostra la loro ironica complicità reciproca, ci rende a poco a poco familiare anche l'elemento incongruo, Noor, con il suo velo ostinato e lo sguardo fiero, quell'innocenza speranzosa nello sguardo, la sua voglia di ballare come tutti che fatica a emergere, soffocata da un riserbo così antico da non poter essere nominato. E' questo spaesamento che la regista indaga, quello delle tre ragazze consapevoli di vivere comunque fra due culture e due 'mondi', attraverso la ricerca di libertà dei suoi tre splendidi personaggi che finiscono sempre per scontrarsi, in una violenza che non risparmia nessuno, con il patriarcato, la 'legge' degli uomini, padri o fidanzati incapaci di accettarle al di fuori del 'ruolo' di sorelle, mogli, madri. Premiato al festival di Toronto, San Sebastian e Haifa, il film di Hamoud è stato attaccato ancor prima della sua proiezione, le voci lo descrivevano come un'opera che esaltava senza morale la libertà sessuale, e gli abitanti di Umm al-Fahm hanno lanciato una Fatwa contro la regista per il semplice fatto di aver utilizzato il nome della loro città. E' sempre così pericoloso parlare di donne? Maysaloun Hamoud che e cresciuta in una famiglia musulmana laica, molto simile a quella del personaggio di Leila, si definisce profondamente femminista e il film trae spunto da tutto il suo stesso vissuto. "Ero stanca di come vengono descritte le ragazze della mia età,- ha affermato - e poi volevo dare voce alle donne palestinesi in Israele. Non si parla mai dei tabù che le offende, della fatica che fanno a liberarsene". Nel film affronta questa sfida con piglio deciso tra umorismo, irriverenza, amore. E lungo le linee di fuga nel quotidiano delle 'sue' ragazze, la cineasta compone il ritratto di una generazione arabo-israeliana, e insieme di un Paese e della sua brutalità.