11 Gennaio 2018
 
 
.::La Vendetta di un Uomo tranquillo::.
 
 

Titolo originale: Tarde para la ira
Regia: Ra¨l ArÚvalo
Sceneggiatura: Ra¨l ArÚvalo, David Pulido
Fotografia: Arnau Valls Colomer
Montaggio: Angel HernÓndez Zoido
Musica: Vanessa Garde, Lucia Godoy
Scenografia: Ant˛n Laguna
Costumi: Cristina Rodriguez, Alberto ValcÓrcel Rodriguez
Interpreti: Antonio de la Torre (JosÚ), Luis Callejo (Curro), Alicia Rubio (Carmen), Ruth Diaz (Ana), Font Garcia (Julio)
Produzione: Beatriz Bodegas per Agostp la Pelicula/La Canica Films
Distribuzione: BIM
Durata: 92'
Origine: Spagna, 2016

 

  I distributori italiani hanno colpito ancora! Lo spagnolo "Tarde para la ira" (che gioca anche col doppio senso del termine 'tarde', contemporaneamente 'pomeriggio' e 'tardi'), viene distribuito in Italia come "La vendetta di un uomo tranquillo" che, benchÚ abbia connessioni con la vicenda narrata, ne spoetizza e volgarizza il contenuto. Fortunatamente si tratta del felicissimo esordio alla regia di Ra¨l ArŔvalo (giÓ attore per Almodovar e Alex de la Iglesia), vincitore di quattro premi Goya (gli Oscar spagnoli) e a Venezia 2017 premio a Ruth Diaz per la miglior attrice non protagonista nella sezione "Orizzonti". La vicenda si dipana intorno a Curro (il co-protagonista maschile Luis Callejo) che, dopo aver scontato 8 anni carcere per aver partecipato a una rapina in gioielleria con omicidio, esce con la sola aspirazione, apparentemente, di rifarsi una vita con la moglie Ana (la suddetta Diaz) e la loro figlia. Ma non Ŕ cosý semplice, dato che questa nel frattempo ha imbastito una storia con JosŔ (Antonio de la Torre) e le cose si complicano non poco. La storia, infatti, si ricompone lentamente sotto i nostri occhi come un puzzle di forte e crescente tensione. Ma mentre la soluzione dell'enigma prende corpo, il regista madrileno costruisce un mondo, delinea e approfondisce personaggi e ci regala uno spaccato di vita provinciale profondamente spagnola e pur sempre emblematica di vizi, violenze, egoismi e ipocrisie che riguardano tutti. Ma a parlare Ŕ anche lo stile: la fotografia volutamente sporca quasi specchio di una realtÓ moralmente corrotta, e la cinepresa in movimento instabile e continuo, a dare un senso di urgenza narrativa e di assoluto realismo. Rimescolando le carte del genere, ArÚvalo reinterpreta Tarantino con gli stilemi di un western urbano consapevole della lezione di Truffaut ne "La sposa in nero" o del Peckinpah di "Uomo di Paglia". Ma anche con un occhio alla lezione del conterraneo Almod˛var nel personaggio di Ana (sempre Ruth Diaz), vittima e insieme strumento della vendetta di JosÚ, che sembra il ritratto della classica donna almodovariana (ricordate l'ultima "Julieta" della stagione scorsa?). Il tutto in un cangiante caleidoscopio di punti di vista che spostano di continuo il fuoco narrativo da un personaggio all'altro per comporre, alla fine, tutti i pezzi di un puzzle narrativo che lascia annichiliti e che non fa sconti a nessuno: la fotografia sporca e sgranata del nichilismo contemporaneo. Se con "La vendetta di un uomo tranquillo" Ra¨l ArÚvalo vince la scommessa dell'esordio dietro la macchina da presa, il merito Ŕ in buona parte di Ruth Diaz, la donna del destino. Quella che con uno sguardo pu˛ far deragliare le esistenze di chi incontra, capace di conferire un'impronta femminile a una storia che, altrimenti, sarebbe stata dominata da sangue, uomini e violenza. In conclusione: il thriller di ArÚvalo si ispira a tanti predecessori come detto, ma quasi in modo inconscio porta alla luce la ferita sotterranea che ancora scorre sotto la superficie della Spagna, metafora delle vendette postume che hanno insanguinato il Paese durante e soprattutto dopo la drammatica guerra civile del 1936-39 tra franchisti e antifranchisti.