25 Gennaio 2018
 
 
.::Il Medico di Campagna::.
 
 

Titolo originale: Médecin de campagne
Regia e soggetto
: Thomas Lilti
Sceneggiatura
: Thomas Lilti, Baya Kasmi, Khalladi Shérazade
Fotografia
: Nicolas Gaurin
Montaggio
: Christel Dewynter
Musica
: Alexandre Lier, Sylvain Ohrel, Nicolas Weil.
Scenografia: Philippe Van Herwijnen
Costumi
: Dorothée Guiraud
Interpreti
: François Cluzet (Jean-Pierre Werner); Marianne Denincourt (Nathalie Delezia), Isabelle Sadoyan (la madre di Werner), Christophe Odent (Norès)
Produzione
: Agnée Vallée, Emmanuel Barraux, Julien Deris ecc
Distribuzione
: BIM
Durata
:102'
Origine
: Francia, 2106.

 

 Continua ad essere sempre vitale quella tradizione cinematografica francese che racconta storie di provincia privilegiando la dimensione umana e psicologica dei personaggi sui colpi di scena, la quotidianità sull'azione e offrendo un quadro non didascalico dei mutamenti sociali che stanno accadendo nel Paese. Lo dimostra "Il medico di campagna" terzo lungometraggio di Thomas Lilti, che, figlio di un ginecologo e un'insegnante, si è formato come medico prima di diventare cineasta e ha esercitato la professione nelle campagne di Normandia, Bretagna e Cévennes, Il suo tono narrativo, sensibile e attento alle problematiche umane, ha incontrato il favore del pubblico (quasi un milione di spettatori in Francia per i suoi lavori precedenti) e così ha potuto raccontare un'altra storia di medici e pazienti, incentrata stavolta su una professione a rischio di estinzione: il dottore di campagna, appunto, "un mestiere che non si impara", rielaborando anche le proprie esperienze personali. Al centro della vicenda, allora, il medico di mezza età Jean Pier Werner (il François Cluzet di "Quasi amici") che esercita nel territorio di un paese di montagna. Una persona affidabile e rassicurante, talora brusca, un amico, un confidente, per il quale i pazienti vengono prima di tutto, di lui stesso, della sua vita, delle sue preoccupazioni, al punto che, quando scopre un malanno serio, non si sottrae ai suoi impegni, non lascia i suoi ammalati. Lo affianca comunque nel suo lavoro un'infermiera da poco laureatasi, Nathalie Delezia (Marianne Denicourt), una presenza non gradita a lui, che si ritiene insostituibile e che fa di tutto per complicarne l'apprendistato: estranea alla vita di campagna e ai suoi problemi, la donna con pazienza, garbo e sensibilità sopporta le provocazioni e si guadagna la sua fiducia e quella della comunità. In "Il medico di campagna", nella cronaca della vita di ogni giorno di Jean-Pierre e attraverso l'iniziale, non facile rapporto tra lui e Nathalie, Thomas Lilti si sofferma sulla differenza (atteggiamenti, comportamenti, scelte) tra un medico attivo in un nosocomio, un ambiente spesso spersonalizzato e spersonalizzante, e quello che, nel suo studio e a domicilio, assiste e si prende cura di pazienti senza segreti per lui. Procede poi nell'esplorazione della professione medica, un'arte dalla calibrata empatia e dal misurato distacco emotivo raffigurando nel contempo un mondo geloso dei suoi suggestivi e significativi rituali, un modello di convivenza forse al tramonto assieme a figure come quelle del protagonista, interprete di un ruolo unico, scientifico, ma anche sociale, come tramite, collante e punto di riferimento per e di una comunità. Il film piace soprattutto quando descrive con mano leggera il 'campionario di varia umanità' di campagnoli curati da Jean-Pierre, quasi uno studio sociale e antropologico dell'odierna provincia francese. Ma il meglio sta nella dialettica fra i due protagonisti. La scelta dei suoi interpreti e stata felicissima, perfetti nei rispettivi ruoli. A parte alcuni momenti drammatici, il loro è un piacevole duello fatto di sguardi e sottile ironia, che suggerisce possibili sviluppi sentimentali, senza scadere in una banale e prevedibile love story.