15 Febbraio 2018
 
 
.::Frantz::.
 
 

Titolo originale: id. Regia: François Ozon
Soggetto: dalla commedia "L'homme que j'ai tué" di Maurice Rostand
Sceneggiatura
: François Ozon, Philippe Piazzo
Fotografia
: Pascal Marti. Montaggio: Laure Gardette
Musica
: Philippe Rombi
Scenografia
: Michel Barthélémy
Costumi
: Pascaline Chavanne
Interpreti
: Pierre Niney (Adrien Rivoire), Paula Beer ((Anna), Ernst Stotzner (il Dott. Hanz Hoffmeister), Johann Von Bulow (Kreutz), Anton Von Lucke (Frantz Hoffmeister)
Produzione
: Eric Altmayer, Nicolas Altmayer, Stefan Arndt
Distribuzione
: Academy Two
Durata
: 113'
Origine
: Francia/Germania, 2016

 

 "Frantz" è il secondo film di François Ozon che ospitiamo nelle nostre rassegne dopo "Una nuova amica" nella stagione 2015/16. Il Cinema del quarantanovenne regista francese, si sa, si nutre ossessivamente di personaggi femminili forti, impavidi, determinati: figure dinamiche, che si muovono, si riconoscono, si trasformano, diventano altre. Ora, se la parte iniziale del film è imperniata sul mistero che aleggia intorno ad Adrien, a metà della pellicola lo spettatore viene a scoprire che è Anna il fulcro dell'azione drammatica, personaggio centrale e di maggiore spessore del racconto. Ma facciamo ordine: nell'opera si narra di un giovane reduce francese della Grande Guerra che, disperato per aver ucciso al fronte un coetaneo tedesco (il Frantz del titolo), si reca in Germania con l'idea di chiedere perdono ai genitori del defunto. Ma non trovando il coraggio di palesarsi, si presenta loro in veste di amico del figlio degli anni parigini; e l'affettuosa accoglienza della famiglia, fidanzata di Frantz inclusa, non fa che acuirne il senso di colpa. Il film è il remake di "The Broken Lullaby", opera del 1932 che Ernst Lubitsch (quello di "Ninotchka") aveva a sua volta tratto da una pièce teatrale pacifista di Maurice Rostand. In concorso alla mostra di Venezia 2016, e premio Mastroianni per la protagonista, la bella rivelazione Paula Beer, "Frantz" è la sedicesima fatica cinematografica di François Ozon che gioca sui registri del melodramma, una cifra che ricorre nelle opere dell'autore francese (oltre le figure femminili di cui sopra): l'amour fou, l'amore impossibile, raggelato nell'ambiguità in cui sospende le storie, i personaggi, le loro relazioni. In un bianco e nero giocato con lo stile classico abbastanza desueto oggi, lui francese, assume nella vicenda il punto di vista tedesco, sottolineando il tema del nazionalismo foriero di odio e sangue; eleggendo a protagonista Anna, la fidanzata di Frantz, l'ennesima eroina proto-moderna di Ozon. Del resto sono molto diversi i due ragazzi, quello francese nobile mentre quello tedesco nella sua piccola casetta semplice e ordinata. Eppure è come se divenissero un'unica persona, o forse un'altra ancora chissà nelle invenzioni di Anna, nei suoi silenzi e nelle lettere scritte poi ad Adrien e respinte al mittente. Sarà poi la donna, nuova protagonista come dicevamo, a compiere il viaggio all'inverso a Parigi, dove diviene lei oggetto di diffidenza dei francesi: cerca i ricordi di Frantz ma soprattutto cerca Adrien. Nello specchio del doppio si compone per entrambi un mondo che intreccia menzogne e verità, in cui sfilano croci e corpi di reduci mutilati, paesaggi emozionali che non sono quelli sognati, i luoghi di Frantz che la ragazza ripercorre sono molto diversi da quanto narrava nelle sue lettere prima della guerra. E', comunque, un inno alla pace il nuovo lavoro di François Ozon, prolifico e poliedrico cineasta transalpino, qui in una delle sue prove migliori. Il regista riesce, con rigore e maestria, ad imbastire uno splendido film sul valore (paradossale) della menzogna, partendo dall'idea che lo stesso dispositivo cinematografico altro non è che una falsificazione del reale.