22 Febbraio 2018
 
 
.::Easy - Un viaggio Facile Facile::.
 
 

Regia: Andrea Magnani
Soggetto: Andrea Magnani
Sceneggiatura: Andrea Magnani
Fotografia: Dmitriy Nedria
Montaggio: Luigi Mearelli
Musica: Luca Ciut
Scenografia: Vladimir Olkhov, Tiziana De Mario
Costumi: Marianna Sciveres, Aliona Zavydivska
Interpreti: Nicola Nocella (Isidoro), Libero De Rienzo (Filo), Barbara Bouchet (Delia), Ostap Stupka (Bogdan), Veronika Shostak (Julia)
Produzione: Fresh Production, Pilgrim Film, Bartleby Film
Distribuzione: Tucker Film (2017)
Durata: 91'
Origine: Italia/Ucraina, 2017

 

Nel cinema italiano non è comune trovare un’immagine forte attorno alla quale viene costruito un intero microcosmo. Con l’intento non dichiarato di seguire le orme di un cinema nordico alla Kaurismaki, Andrea Magnani esordisce infatti con la figura corpulenta di un giovane con al guinzaglio una bara.
Quel giovane è Isidoro, Easy per i familiari, impersonato da Nicola Nocella. Trentaseienne, già campione di go kart e promessa della Formula 1 (ha dovuto ritirarsi dalle gare per i molti chili di troppo), vive con la madre Delia (Barbara Bouchet), una fanatica del fitness e del cibo sano: caduto in depressione e trinceratosi in uno stralunato mutismo, trascorre il tempo con lo sguardo fisso nel vuoto o davanti alla Playstation, mangia schifezze, si imbottisce di psicofarmaci e talvolta medita il suicidio. Ne interrompe un giorno l'apatia il fratello più giovane Filo (Libero De Rienzo), un imprenditore edile non proprio attento ai diritti dei lavoratori, che lo ingaggia per riportare, senza troppe formalità, dal Friuli nel suo villaggio, la salma dell'operaio ucraino Taras, morto per un incidente sul lavoro. Un viaggio alla guida di un carro funebre, immaginato da Easy facile e breve, che si rivela lungo, disseminato di imprevisti e di sfortunati eventi, soprattutto dopo la perdita del veicolo: costretto ad affidarsi a mezzi di fortuna, Easy, che non conosce la lingua locale, si trova in situazioni assurde e paradossali: alcune divertenti, segnate da una comicità intelligente e governata, originata da battute, da trovate, equivoci e fraintendimenti, e altre di diversa natura, incisive, relative allo 'stato delle cose' in Ucraina e che suggeriscono riflessioni sui confini fisici, psicologici e sociali, preludi di possibili future frontiere. In questo trasferimento verso Est con bara al seguito, infatti, si ha modo di scorgere quell'Europa a due velocità di cui si è a lungo parlato in un passato recente.
L'avventura del corpulento Easy si snoda in un atipico road movie di formazione, in una commedia di notevole pregio, realizzata con eleganza, con un ottimo protagonista: Nicola Nocella, che 'dice poco ma comunica moltissimo', dà vita e concreta credibilità a un personaggio non convenzionale, lavorando sulla sua fisicità, sull'abbigliamento, sugli atteggiamenti e le espressioni del volto. Una commedia con un preciso stile visivo: nel raffigurare il progressivo inoltrarsi di Easy nelle contrade della 'Piccola Russia', Magnani si affida alla forza, alla suggestione della scenografia naturale e, in contrasto con gli ambienti chiusi della prima parte, 'apre' il racconto alla prevalenza degli esterni, descrivendo parallelamente il percorso di Easy, novello Candide errante in terre e realtà sconosciute, il quale, fra paure, incertezze e smarrimenti, si sgancia del passato (si libera dalla folta barba del suo isolamento, mettendo a nudo il suo viso e la realtà che lo circonda) in una rigenerante riscoperta di se stesso.
Il tema dell'on the road con un feretro che va riportato per la sepoltura nella sua terra d'origine è stato declinato in vari modi sul grande schermo. Andrea Magnani ha saputo trovare una modalità originale per rileggerlo, esprimendosi al meglio quando a prevalere è il lavoro di interazione del suo protagonista con l’ambiente circostante, con le persone che incontra, specchiando la sua solitudine in quella degli altri, trovando disinteressata vicinanza nel punto più lontano dal suo divano di casa. In tempi di Veloce come il vento e di Fast & Furious non era un'impresa facile.
Resta in secondo piano, ma comunque graffiante, l’altro messaggio del film, quello che descrive un sottobosco imprenditoriale italiano privo di scrupoli, perfettamente rappresentato dal fratello che vuole occultare una morte bianca sfruttando l'ingenuità e la passione repressa per la guida di Easy.
E, pur rispettando il sacro comandamento di non fare spoiler, va però detto che il finale del film è, dal punto di vista della sceneggiatura, uno dei più coraggiosi del recente cinema italiano.