2/12  AGATA E LA TEMPESTA

Titolo originale: Agata e la tempesta
Regia
: Silvio Soldini
Soggetto e Sceneggiatura
: Doriana Leondeff, Francesco Piccolo, Silvio Soldini
Fotografia
: Arnaldo Catinari
Montaggio
: Carlotta Cristiani
Musica
: Giovanni Venosia
Interpreti
: Licia Maglietta (Agata), Emilio Solfrizzi (Gustavo), Giuseppe Battiston (Romeo), Claudio Santamaria (Nico), Marina Massironi (Ines)
Produzione
: Luigi Musini, Roberto Cicutto, Tiziana Soudani
Distribuzione
: Mikado 2004
Origine
: Italia
Durata
: 118’

 Il primo film italiano della stagione è opera di Silvio Soldini, un autore che dopo il successo di “Pane e tulipani” è diventato noto anche al grosso pubblico, ma che noi abbiamo seguito fin  dall’esordio (“L’aria serena dell’ovest”, nel nostro cartellone nella stagione 1991/92) e più volte riproposto al nostro pubblico (“Un’anima divisa in due” – stagione 93/94, “Le acrobate” – stagione 97/98, e “Brucio nel vento” – stagione 2002/03).
Dopo il cupo ed angosciante melodramma di “Brucio nel vento”, Soldini torna ai toni surreali e fiabeschi di “Pane e tulipani”, proseguendo con coerenza l’esplorazione dell’universo femminile e dei destini che s’intrecciano. Ed ecco allora “Agata e la tempesta”, stessa pasta di realismo magico, stessa commedia surreale, con una storia che ha andamento centrifugo e personaggi che si muovono all’insegna del nomadismo dell’anima, e dove le tipologie sono schizzate con adeguato spessore psicologico.
La libraia Agata (una bravissima, solare Licia Maglietta, attrice feticcio di Soldini, nonchè sua compagna nella vita) è una donna che ha provato molte delusioni d’amore e tuttavia irradia ottimismo ed energia al punto da fulminare le lampadine; tra gli scaffali della libreria si innamora di un giovane ardente che ha dieci anni meno di lei; suo fratello Gustavo è invece un architetto, separato dalla moglie psicologa in tv, che entra in crisi quando scopre dal fratellastro, commerciante ed impenitente dongiovanni con moglie paralitica, che in realtà è stato adottato da quelli che riteneva essere suoi genitori.
Commedia insolita su un soggetto insolito: la felicità, ovvero la possibilità (e il coraggio) di essere felici. Come si fa a girare un film su un soggetto tanto inafferrabile?
La risposta di Soldini è semplice, pedinando e stanando tutti quegli stadi intermedi che preludono o conducono alla felicità: l’innamoramento, la meraviglia, la scoperta di dimensioni insospettate dell’esistenza, con tutto quello che ne consegue, perché naturalmente non basta innamorarsi o cambiar vita per essere felici, anzi ogni mutamento profondo può portare alla rovina, alla tempesta, appunto.
“Agata e la tempesta” è un racconto disseminato di incontri, all’apparenza insignificanti, di piccoli eventi in grado di rivoluzionare molte esistenze, di avviarle ad una rinascita: è un film sul desiderio, a lungo ignorato e trascurato, di un cambiamento, magari radicale, per apprezzare meglio le piccole felicità, le modeste ma appaganti gioie di una vita diversa.
Ambientato fra Genova e la pianura padana, il film conferma l’abilità di Soldini ad entrare ed uscire dal genere, a stemperare la comicità in un’amarezza di fondo, a caricare le situazioni divertenti di un senso di impotenza esistenziale.
Limato di qualche minuto di troppo, il film di Soldini sarebbe perfetto, da applausi, ed in parte lo è: una favola senza inizio né fine, dalla quale si esce malvolentieri. 

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